L’hospice è una delle risposte alla sofferenza fornita dai sistemi sanitari dei paesi ad alto reddito: un’istituzione che ha già quasi mezzo secolo. Risale infatti al 1964 la costruzione del primo hospice fondato su criteri scientifici e sul principio di assistenza universale, il St. Christopher’s Hospice, realizzato per iniziativa della nota infermiera Cecily Saunders. Gli hospice sono oggi in forte espansione in tutto i paesi e anche in Italia. il loro numero dovrebbe raggiungere, entro il 2011, la ragguardevole cifra di 243, con quasi 3.000 posti letto.
"Chiunque vorrebbe essere assistito a casa sua, nel proprio ambiente, circondato dalle cose a cui è abituato e dai propri familiari, ma ciò non è sempre possibile o auspicabile, - sostiene il Dr. Pasquale Cannatelli, Direttore generale dell’A.O. Niguarda “Ca’ Granda” di Milano.- Ma vi sono situazioni particolari, purtroppo tutt’altro che rare, in cui, per riuscire a garantire una qualità di vita accettabile a chi soffre, è indispensabile mettere a disposizione una struttura specializzata in questo tipo di assistenza, cercando però di evitare che si medicalizzi eccessivamente l’assistenza nelle fasi terminali del decorso di una malattia".
“In genere, il personale sanitario, primi fra tutti i medici, è abituato a nascondersi dietro al camice, a utilizzarlo come una barriera tecnica per difendersi da situazioni che gli riesce difficile affrontare o accettare - conferma il Dr. Luca Munari, già direttore sanitario dell’A.O. Niguarda Ca’ Granda. - Ma, per assistere i malati che necessitano di cure palliative i tecnicismi non bastano”.
La vera sfida è riuscire a realizzare una rete di cure palliative che sia in grado di assistere i malati dovunque si trovino, nelle case di riposo, in ospedale oppure a casa propria. Nell’hospice descritto in: Curare sulla soglia della vita, l’assistenza è diversa da quella erogata nei ‘normali’ reparti ospedalieri. “Sì, perché l’organizzazione del lavoro è più elastica per far fronte meglio alle esigenze del malato, – spiega il dr. Ignazio Renzo Causarano, Responsabile dell'hospice Il Tulipano” dell'A.O. Niguarda di Milano,. Teniamo una riunione di équipe settimanale per discutere i casi e per la formazione permanente del personale. Infine, forse la differenza più significativa con l'ospedale è il grosso lavoro che noi siamo tenuti a svolgere con i familiari dei ricoverati, perché i parenti possono restare accanto al loro congiunto anche 24 ore su 24 se lo desiderano. La struttura stessa è concepita proprio come se fosse una casa”.
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